venerdì, aprile 18

50 sfumature di grigio (ma di Eros si parla solo alla fine)

Caro Lettore,

Mi rendo conto che il significato del titolo di questo post ti è oscuro, ma ti assicuro che ti sarà svelato alla fine. Il tema è la musica, o meglio la mia musica del cuore fin dall'infanzia.
Nel periodo delle scuole medie e del Liceo ho sempre invidiato i miei coetanei che di anno in anno, alla seguente domanda “qual è il tuo cantante/gruppo preferito?” davano sempre la stessa risposta, dimostrando di avere le idee chiare su che tipo di musica preferire. Certo oggi, superata la soglia dei quaranta anni, avrei la risposta pronta: sono una fan di Ligabue da quasi venti anni, conosco quasi tutte le sue canzoni a memoria e sono stata 15 volte ai suoi concerti. Invece nel passato, quando la risposta era fondamentale per conquistare il ragazzo di turno o farsi delle nuove amicizie, le mie certezze cambiavano di anno in anno.
Il primo mito è stato Claudio Baglioni.  Il suo concerto al Teatro Tenda di Firenze alla fine degli anni settanta, è stato il primo a cui abbia assistito in assoluto. Avevo circa sette anni e mia madre, che mi aveva già introdotto nel mondo di Baglioni tramite una musicassetta che girava in casa, mi utilizzò come scusa per andare al concerto del suo cantautore preferito. Io, che ascoltavo quella cassetta ovunque, sapevo a memoria tutte le canzoni, in particolare Sabato Pomeriggio e Questo piccolo grande amore, ed ero così affascinata da quelle parole che mentre le cantavo, immaginavo il passerotto che volava via o due ragazzi che si abbracciavano al faro o correvano verso un muro.

venerdì, ottobre 18

Giochi d'infanzia (si stava meglio quando si stava peggio)

Caro Lettore,

Quando ero piccola, alla classica domanda “cosa vuoi fare da grande?” rispondevo sempre con molta decisione: “La cassiera del supermercato!”.
Il motivo principale di questa mia risposta categorica era il fascino che esercitava su di me il registratore di cassa utilizzato dalle cassiere del supermercato dove mi recavo con i miei. Fin dal primo modello che ebbi l’occasione di osservare, che era meccanico e possedeva una tastiera fornita di quattro file di pulsanti di colore diverso, in cui ogni colore corrispondeva rispettivamente alle migliaia, centinaia, decine e unità e per comporre un prezzo dovevano essere pigiati uno dietro l’altro.
Modello di registratore di cassa molto simile a quello che intendo io

venerdì, settembre 13

Dreams are my Reality

Caro Lettore, 

rientro dopo un periodo di pausa estiva, festeggiando il primo anno di vita del mio blog, con un post che come diceva Ezio Greggio "para-normale, ma bada ben bada ben, è normale".

La mia bisnonna paterna, Nelide, detta nonnina, perché soffriva di una sorta di nanismo e deformazione agli arti, per cui era alta poco più di un metro, era gobba e aveva le gambe completamente deformi, era una donna molto coraggiosa. Nata nel 1890, aveva vissuto due guerre mondiali, partorito e cresciuto due figli nonostante le sue difficoltà fisiche, e sposato un uomo molto più vecchio di lei, e che per lei aveva abbandonato una famiglia numerosa.
Dopo la morte del marito la nonnina era andata a vivere con mia nonna, e l'aveva aiutata a crescere due figli, mio padre e mia zia. Io l'ho conosciuta e vissuta fino alla sua morte avvenuta quando avevo 10 anni, e mi ricordo molto bene di questa personcina sempre vestita di nero, con le dita delle mani ossute e contorte, che emanava un buonissimo profumo di lavanda mista a polvere di casa, e che, seduta su una seggiolina in bagno si faceva sistemare ogni mattina i pochi capelli bianchi in una crocchia da mia nonna.